Traduzioni spagnolo-italiano
I Veleno
Di Maruja Torres
Ultimamente, persino l’ammirevole vignettista El Roto è entrato in un’accesa competizione con il pensiero grafico. Perché ci sono foto che non hanno bisogno di idee introdotte nelle nuvolette o nelle bolle. Prendete quella del presidente Bush Jr. e le sue lattughe: avevo voglia di richiedere un habeas corpus per le poverette.
Sebbene la foto veramente orripilante, commovente è quella pubblicata ieri dall’edizione cartacea de El País che mostra sorridenti e intimi l’ex capo del KGB, il signor Putin e il capo dell’Inquisizione, il signor Sedicesimo. Potevate leggere le informazioni sull’intenzione del Papa di regredire per far sì che tutto torni come prima e persino più di prima, potevate anche condividere l’opinione della precisa analisi che il mio compagno Enric Gonzáles – fior fior d’uomo, fior fior di collega – eseguita sulle ragioni del potere terreno vaticano che il credo cristiano, non dico tanto quello laico, non capisce. Tuttavia vedendo la foto ti si gelava il retto (cammino)
Qui c’è la verità della mia vita, mi sono detta. Veleno. Quest’immagine trasuda veleno. Dallo scontro tra civiltà uguali, quella della pozione – l’oscurantismo russo, poi sovietico e di nuovo russo, fiancheggiato dall’oscurantismo vaticano, grande somministratore della morte Borgia, per non parlare poi del caffettino che hanno servito a Giovanni Paolo I – nient’altro se non il veleno per l’umanità, qualsiasi sia la formula della sostanza: lecchino ben pensante, calcio a Jon Sobrino, imperdonabile intromissione nella res pubblica; e questo per quanto riguarda Ben-Edictus. Ciò che riguarda il lato russo e senza rifarci a Rasputin, il suo quasi omonimo signor Putin ha molte macchie macabre sul suo ectoplasma: ricordiamo la giornalista Anna Politkovskaja che prima di essere assassinata da un colpo è stata avvelenata a causa del suo lavoro in Cecenia; pensate al vice presidente della Banca Centrale russa Andrei Kozlov, alla spia Alexander Lit-vinenko e altre post zariste leggende urbane (da Urbano, Papa che aveva fomentato la prima Crociata; ma questa è un’altra storia).
In conclusione, stiamo peggio rispetto a ieri ma meno peggio rispetto a domani. Andrà di moda andarsene in giro con un assaggiatore di prelibatezze e bevande. Il che, rispetto al destino delle lattughe mi sembra una raffinatezza.
Fonte: http://elpais.com/diario/2007/03/15/ultima/1173913202_850215.html
La religione degli spiriti deboli
Di Javier Marías
Non sono superstizioso. Nessuna persona intelligente è superstiziosa. Giacché, oltre ad essere una persona molto intelligente, sono dotato di una forte personalità, di una grande cultura e di un’enorme carica sessuale (anche se faccio il possibile per nasconderlo), non sono superstizioso. Molte legioni di uomini onorevoli hanno lottato eroicamente con le armi della ragione contro le tenebre dell’oscurantismo, e non è che adesso vengo io, senza arte né parte e perché ne ho voglia, ignoro la loro improba impresa titanica e mi metto a fare superstizioso. Neanche a parlarne: sarebbe crudele, sarebbe indegno, sarebbe un atto di vigliaccheria senza limiti. Inoltre, ho letto Voltaire, che nel suo Dizionario filosofico afferma che la superstizione dà fuoco al mondo (mentre la filosofia lo spegne), e Edmund Burke, che nelle sue Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia afferma che la superstizione è la religione degli spiriti deboli, mentre ho smesso per sempre di leggere Goethe in quanto ho letto nelle sue Massime e riflessioni dice che la religione è la poesia della vita.
Ritorniamo a quello che volevo dire: non sono superstizioso. Questo non significa, ovviamente, che non prenda le mie precazioni: sono coraggioso ma non temerario. Ecco perché, ogni mattina prima di mettermi a scrivere, mi faccio il segno della croce per quattro volte e recito cinque ave marie, sei padre nostri, sette credi e otto confessi. Funziona sempre. A patto che, ovviamente, subito dopo imiti per cinque minuti di seguito Jake LaMotta. Tutti voi ricorderete l’inizio (credo sia l’inizio) di Toro scatenato, quando Robert De Niro (ossia, Jake LaMotta), un vecchio pugile, grasso e finito, vestito con un abito elegante, con un sigaro enorme in bocca e tirando diretti in aria, davanti uno specchio, ripete incessantemente una sola frase prima di entrare in scena nella lurida bisca dove si guadagna luridamente da vivere: “sono il più forte, il più forte, il più forte, eccetera”. È un esercizio lungo e complicato, ma quando arriva l’ora di scrivere, sono così esausto che le frasi nascono da sole.
Prendo anche altre precauzioni. Ma, per una volta, non vi annoierò più con le mie cose; meglio se vi racconto una storia. La protagonista della storia è una mia amica Anna C., una donna bella, intelligente e separata, alla quale un’impresa coreana le ha proposto, l’estate scorsa, di fare una selezione per un ottimo lavoro. La mia amica non ci ha pensato due volte: c’erano molti candidati per il posto, ma lei ha superato tutte le selezioni ed è arrivata alla fine come unica candidata. Era fatta: mancava solo un colloquio di prassi con il capo coreano dell’impresa, a Madrid. Il giorno del colloquio ha trovato le sue sorelle in aeroporto, che volevano farle una sorpresa accompagnandola nel suo viaggio trionfale e dirle che era la più forte, la più forte, la più forte, eccetera; salendo in aereo, un’hostess le ha dato il quotidiano La Vanguardia e la mia amica, che non legge mai l’oroscopo, quel giorno lo ha letto: “Possibili tensioni con persone a voi vicine, sorelle o zie”. “Giornata no per gli accordi. Evitate colloqui importanti”. Non crederete mai a ciò che sto raccontando, ma io dico sempre la verità: cercate La Vanguardia di martedì 7 agosto 2007. La mia amica è scoppiata in una risata che ha risuonato in tutto l’aereo; anche le sue sorelle hanno riso molto; il colloquio con il coreano è stato un successo: hanno simpatizzato immediatamente, hanno parlato molto più del previsto, erano in sintonia su tutto. Una settimana dopo, la mia amica ha saputo che non aveva ottenuto il posto di lavoro.
Dalla scorsa estate, leggo tutti gli oroscopi di tutti i giornali e riviste al fine di essere ben informato e agire di conseguenza; a volte, è la verità, la cosa si complica un po’, soprattutto quando un oroscopo dice una cosa e l’altro dice esattamente il contrario, il che avviene quasi quotidianamente e provoca dei cortocircuiti brutali che a loro volta innescano una voglia brutale di bersi un litro di olio di ricino per uscire da questo intasamento. Ma, visto che ho una personalità molto forte, non mi spavento e vado avanti per la mia strada, affrontando la superstizione con la forza della ragione, nonostante prenda ancor più precazioni, essendo sempre meno incauto. E quanto a voi, datemi retta, seguite il mio esempio, per quanto possibile pregate, imitate Jake LaMotta, leggete l’oroscopo, fate ciò che volete, ma non siate deboli. E, soprattutto: non smettete di leggere per una sola domenica questa rubrica. Porta sfortuna.
Fonte: http://elpais.com/diario/2008/06/01/eps/1212301608_850215.html
Traduzioni italiano – spagnolo
Se llama “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore” el nuevo libro de Concita De Gregorio.
De “Malamore” publicamos una parte de la introduccion.
de Concita De Gregorio
Las mujeres prueban las temperaturas de la placa solo tocándola. Quema pero no se queman. Respiran fuerte cuando la obstetra dice “no grite, no es la primera”. Aprenden a cantar llorando, a tocar con un brazo enfermo, a esquiar con los huesos rotos. Llevan los hijos en los brazos por días en algunas travesías en el desierto, en los mares sobre las barcazas, en las ciudades a pie subiendo y bajando sobre los buses. Las mujeres tienen más familiaridad con el dolor. Del cuerpo y del alma. Es una pareja de por vida, es un enemigo tan familiar de convertirse en un amigo, es algo que queda y no queda tanto. Se convive con él, es norma. Gritar agota, quejarse no sirve para nada. Convirtiéndolo, en cambio: eso es lo que sirve. Convertir el dolor en fuerza. Ignorarlo, domarlo, dejarlo en algún lugar para que haga florecer algo. Es una lección antigua, una sabiduría silenciosa y secreta: todas las mujeres lo saben.
Las historias que coleccioné son estelas luminosas, estrellas que iluminan, a veces muy de lejano una grande pregunta: ¿ que nos lleva a no rechazar la violencia, y a lo contrario a convivir con ella? ¿Por qué soporta quien soporta, y como hace? ¿Algunas sucumben, muchas mueren, muchísimas comparten la existencia con una indecible privada diaria penitencia. Grandísimos talentos han florecido de una cicatriz. Otros tantos han sido apagado. Para las mil que no tienen nombre, una cambia el curso de la historia. Al final, son acciones ordinarias. Cualquiera puede entenderlo experimentandolo en si misma. Son ejercicios de resistencia al dolor.
“Las hembras sirven para los cachorros” dice el niño sentado frente al televisor mirando un documental sobre los animales. Luego repite: “¿ sabes mamá? Las hembras son necesarios para tener crías, los machos solos no pueden.”
No hay duda, los machos solos no pueden. Pero las hembras no “sirven” solo para hacer cachorros, podria ser mi respuesta. No digo nada, en cambio. Hay cosas que no se pueden explicar con las palabras. Lo entenderá, lo verá, lo aprenderá con el pasar del tiempo.
Claro, siempre hay que empezar de nuevo. Con cada generación de nuevo. Demonstrar, convencer. ¿A que sirven las hembras? En las palabras de un niño, suena como el origen de todas las preguntas. No esto segura del hecho que si hicieramos la misma pregunta a cien adultos, hombres y mujeres, se obtendrían respuestas convincentes. “Sirven a mejorar la vida” respondió un amigo pensando de decir una cosa apreciada, imagino sintiéndose galante. Debe ser esto el núcleo de todo. ¿Estamos seguros que las hembras no sirven solo para tener cachorros, a mejorar la vida de los demás? ¿Y ellas, las mujeres, detrás de las palabras y los gestos de una seguridad actuada cada día en público, se sienten convencidas en privado? ¿Qué son dispuestas a ofrecer, a soportar en cambio de la posibilidad de demonstrar que no, no sirven solo para tener crias ni para mejorar las vidas laboriosas de los demás con sus deliciosa presencia? ¿Pero sobre todo, porque en el fondo sienten, aunque cuando no lo dicen, que tienen que demostrarlo?
Más allá de la violencia
La violencia sobre las mujeres amenaza con convertirse en un espectáculo para los hombres. Pero, quizás, ahora se haya comprendido. Mujeres las victimas, actrices y comparsas. Feminina esta solidaridad. Femeninos los comentarios. Los hombres son los opinables cineastas: permanecen alejado, mostrando un respeto que, a menudo huele a indiferencia. Es la comedia que se convierte en tragedia. Violada, golpeada y asesinada son formas pasivas del verbo. Esconden detrás un complemento de agente y es un agente masculino: violada por un hombre, golpeada por un macho, asesinada por su pareja, novio, ex-marido.
Nos hemos dejado de llamarlos “crímenes pasionales” y ya es algo: la pasión, de hecho, no tiene ninguna relación. En cambio, se relaciona con la prepotencia, agresividad, sentido de orgullo loco y criminal. “La asesiné porque no podía vivir sin ella” es una frase delirante, atroz y desgraciadamente común. “La violencia entre las cuatros paredes domésticas” es un expresión indicativa. “Entre las cuatros paredes” se podría comparar a una “muralla” y a las fortificaciones medievales: un mundo cerrado y retrógrado, donde ocurren cosas que no queremos saber.
Cuando tenemos que mirarlas, estas cosas, nosotros los hombres lo hacemos a menudo, de manera equívoca. La foto de la víctima es siempre la más sexy de las que encontramos en el cuestionable saqueo en Facebook y en Internet. En teoría, un homenaje a la belleza injustamente herida. Prácticamente, un estímulo al voyeurismo predominante.
Pensé en todas estas cosas, y otras más, cuando el periódico italiano Corriere della Sera, en agosto me pedí de comentar el enésimo feminicidio. Escríbelo tu, por favor: en el fondo, es un problema masculino, me dijo por teléfono mi colega. Consideración intachable: el feminicidio no es una forma de suicidio; y la violencia contra las mujeres no es auto agresión, aunque algunas practicas difundida – la confianza casi maternal en el diálogo, la certeza de poder domesticar el acosador, la concesión de la “última cita” – ponen en peligro a las mujeres.
Estuve en las montañas de Trentino, cuando me puse a escribir sobre esto. Por casualidad, pocas horas antes, en el mismo lugar – Madonna di Campiglio – fue asesinada una hermosa mujer de las Marcas, Lucia Bellucci (¿ves? He escrito “hermosa”, como era. ¿Qué diferencia habría si hubiese sido fea?). El asesino, reo confeso, es un abogado de Verona, Vittorio Ciccolini. Profesional de éxito, deportista, competitivo, hermoso coche y muchos amigos. Pensé que podría conocerlo en un restaurante, la noche anterior y quizás hubiéramos charlado y bromeado. Porque los nuevos monstruos son normales, bien vestidos, sonrientes, saben vivir. Se esconden bien porque nos parecemos mucho. Están entre nosotros porque son como nosotros.
La violencia masculina se enmascara, se camufla, se esconde detrás de un buen traje o una broma. Tiene el aroma amargo de un piropo inapropiado durante una entrevista de trabajo: la candidata solo puede bajar la mirada y cambiar de tema. Tiene el sabor de un contacto no deseado, de una mano que se apoya donde no debes y se queda, con la coartada incorporada: es afecto, compañerismo, es un simple contacto físico. Es un empujón, una bofetada, es apretar un brazo hasta dejar un moretón: cuantas cosas malas cubren la rabia y las emociones.
Nosotros los hombres somos campeones de las justificaciones: pero llega el momento de decir “basta”, sobretodo a nosotros mismos. Violencia significa muchas cosas. Molestar, golpear, herir. Si no también subestimar, minimizar, callarse. Porque son los grandes crímenes que se publican en los periódicos; tantas pequeñas humillaciones se quedan en el corazón de las mujeres. Y, al contrario aquel corazón tiene que sentirse libre. Libre de recibir las cosas buenas de su y nuestra vida.
Lecciones estadounidenses 2.0
De los Estados Unidos los italianos han aprendido muchas cosas y a menudo son cosas errores. Todavía existen algunas lecciones implícitas y son las más útiles. Esperen que Matteo Salvini, en su viaje californiano, le haya captadas. No tienen muchas experiencia de los lugares, pero es curioso y ha tenido buena guía: eso debería bastar.
Agilización : cada palabra, norma, petición y condición superflua no solo es inútil: es dañina. Yo sé que los italianos emigrados lo explicaron al Presidente del Consejo, entre un selfi y una palmada en la espalda. Hay satisfacción en tener una idea, construir un proyecto, realizarlo en un plazo razonablemente breve.
Nervio y velocidad: hay una frustración si ese proyecto se bloquea o se ralentiza. Quien pone obstáculos en Italia ha invertido en la repetición agotadora y en las costumbres poco eficientes. La velocidad es su enemiga más grande: quita pretextos y beneficios. Ayer visité el Talent Garden en Brescia:la California de los Alpes italianos, da gusto.
Ilusión: Un fracaso, en los Estados Unidos, no es un desastre sino el contrario: quiere decir que, por lo menos, lo intentó. Los italianos no lo han entendido: por el Código Civil y la opinión pública, quién fracasa (una vez),es un fracasado (para siempre).
Magnanimidad: “La magnanimidad también es una forma de poder” confía Kevin Spacey/ Frank Underwood en House of Cards. Los colosos de Internet, muy egoístas cuando se habla de impuestos y beneficios, han entendido que incluir nuevas generaciones significa acogerse de nuevas ideas. Un joven de 25 años no piensa como un hombre de 50. Y esto no quiere decir que piensa mejor o peor. Piensa de manera diversa y nueva.
Aprender: Los italianos los escriben en ingles, learning, porque deben aprenderlo. Muchas cosas se puede intuir e improvisar. Un idioma no.
Trabajo e inverciones: Los italianos han descubierto América (1492), pero desde esa fecha los Estados Unidos han descubierto muchas otras cosas. Y no han nunca renunciado de invertir. Las grandes universidades son la fuerza impulsora del país. Stanford toma el rumbo del Conocimientos Informáticos, el Instituto de Tecnología de Massachusetts de la energía y de los nuevos materiales, Harvard está a la vanguardia en las biotecnologías. En Trieste, Génova, Milán, Roma, Pisa, Padova, Pavia (y no solo) se puede hacer lo mismo. Los cerebros son muy buenos. Pero se necesitan los recursos, la inventiva empresarial, la honestidad, la serenidad.
Esperanza : Todos los Estados Unidos, la costa en particular, piensan que el porvenir tiene un buen aroma. A menudo, los italianos se voltean dandose la vuelta también con el corazón.
Lecciones estadounidenses 2.0. El acrónimo – ¿lo habéis notado?- es ¡A.N.Í.M.A.T.E! Italia tienes que hacerlo, como demuestra la grotesca discusión sobre el trabajo. El temor, de hecho, es que muchos italianos prefieren un sueño dulce y una decadencia lánguida. El ascenso, como se sabe, cuesta trabajo.
Los italianos son los más pesimistas, les faltan los sueños
Beppe Severgnini
Era la ultima certidumbre: ¡no obstante todo los italianos son un pueblo resiliente y tenaz, capaz de reaccionar a los problemas! El temor es que no sea más así. Probablemente están perdiendo también el optimismo. El Índice de Prosperidad Index 2012, publicado por el Instituto Legatum, compara a 142 países cada año. Con respecto a 2013, Italia ha perdido cinco posiciones, bajando al 37° lugar. A las preguntas “ ¿ mejorará la economía?” y “¿ es un buen momento para encontrar trabajo?” Italia registra picos negativos y se encuentra 134° de cada 142 países. Ellos son más pesimistas de los españoles (132°), franceses (120°) y ucranios (107°). Saliendo de Europa, más de los peruanos (36°) y tailandeses (cuartos!). Las numerosas poblaciones de China e India ( respectivamente 54° y 67° ) son más optimistas que Italia.
Increíble? No tanto. El optimismo de los países no se relaciona con los números, sino con las prospectivas. No con los hechos, sino con las percepciones y con las expectativas. Los seres humanos son soñadores y miden la felicidad según el progreso. Es como si tuviera una frenesí global por la espera: y en Italia se está perdiendo el gusto por el porvenir. Efectivamente, los kazajos (30°) y uruguayos (43°) no se encuentran en una mejor situación que los italianos, pero están convencidos de que hoy es mejor que ayer y que mañana será mejor que hoy. Estas cosas tienen importancia en la vida de las personas, hogares y países.
Los más grandes machacadores del porvenir viven en los Estados Unidos. No solo depende de la economía y del empleo (248.000 nuevos empleos en septiembre). Antiguos residentes o recién llegados, los americanos están convencidos de poder influir en su propio futuro. Los Estados Unidos son un país que se basa sobre la mudanza, las nuevas residencias y los nuevos conocidos. Cada presidencia es una catarsis; cada elección es un principio ; cada trabajo un desafío. El fracaso, que en Italia es una deshonra, en los Estados Unidos significa : por lo menos lo intenté.
Los italianos no pueden, ni deben parodiar los Estados Unidos. Pero pueden admitir que el realismo italiano se convirtió en cinismo, y el cinismo llega Italia al pesimismo. Los constantes, pésimos ejemplos públicos – la Policía Fiscal italiana y el Tribunal de Cuentas han estimado que el costo de la corrupción es 5,7 mil millones cada año – contribuyen a este humor. En otros lugares no sucede. Los países que tiene libertad de información parecida a la de Italia no tienen su corrupción; y los países que han la corrupción que tiene Italia no tienen la misma libertad de información. Una conciención desalentadora, la de Italia.
La economía y el empleo influyen en el humor común ; y el humor común, despacio, se convierte en una narrativa nacional. ¿Cuáles países tienen hoy la capacidad de verse a sí mismos como protagonistas de una historia que sigue adelante? Ya hablamos de Estados Unidos. China e India, en competencia entre sí y con el resto del mundo, tienen una visión épica de este momento histórico. En Europa, Alemania y Polonia, Irlanda y Reino Unido comparten una sosegada conciención. Incluso Rusia tiene una idea de sí misma. Putin, que busca consensos, ha desempolvado los mitos soviéticos. Por falta de algo mejor muchos compatriotas le creyeron.
Italia se hizo notar en los años sesenta, cuando la economía prosperaba y los hogares soñaban (también gracias a un coche o a un electrodoméstico). A mitad de los años ochenta, cuando Italia entrevió que Inglaterra la adelantaba. Al principio de los años noventa cuando intentó luchar contra el crimen organizado. En los años dos mil cuando la mayoría creyó a el “contrato con los italianos” de Silvio Berlusconi. Tres ilusiones y tres decepciones, seguidas por estos años de crisis económica.
Nos hace difícil soñar de nuevo.
El racismo olvida los enemigos que hay en casa
Por Dacia Maraini
Junto al antieuropeismo se está fomentando el racismo, la supremacía blanca, el nacionalismo violento, el odio contra el extranjero, el rechazo hacia lo diferente. ¿Pero donde comienza la diversidad y quien la establece? Los hijos favoritos de un Dios cruel, quieren que todo el mundo se adapte a sus reglas selectivas, estableciendo un modelo único antropológico al cual referirse. Los nazis lo habían legalmente estipulado: el portador de pureza era el blanco ario conquistador de tierras y de pueblos, el solo merecedor de gobernar el mundo. Todos los demás eran inferiores y por lo tanto merecedores de exclusión, persecución, expoliación, hasta la total eliminación física.
Y entre ellos no existían solo judíos, los más peligrosos por ser blancos y con raciocinio refinados y rebeldes, existían también los gitanos, que no reconocían la supremacía aria; existían homosexuales, «enfermos y pervertidos» que amenazaban la pureza de la raza; existían comunistas, muy peligrosos por sus ideas de igualdad. Todo lo que era diferente era portador de mal o sea una amenaza incluso física hacia una sociedad considerada como sana y unida. Sin embargo es suficiente hojear en la historia para comprender que los conceptos de diversidad y de maldad cambian continuamente según los intereses y los miedos.
Hace tiempo en Italia lo diferente era el meridional considerado como inferior por ser más bajos, prisionero de dialectos incomprensibles, campesino e ignorante; la mujer era inferior por tener una sexualidad irrestible y culpable de la expulsión del Paraíso; el bandido peligro y para matar, labios carnosos y frente corta como los monos. Hoy, en epoca de inmigración lo diferente es el extranjero, que huye por hambre o guerra en busqueda de puertos más seguros , arriesgando la vida. En la imaginación de los racistas es portador de desorden y de violencia, olvidando que en Italia existen en Italia enemigos más arraigados y temibles que extorsionan a los ciudadanos, matan a sangre fría, ralentizan, con sus abusos, el desarrollo del país : mafia, ‘ndrangheta y camorra. ¿Cual es el riesgo peor?